COSCA

Gruppo: Reality grey
Album: Darkest days are yet to come
Anno: 2006
Recensione: Lo ammetto, solitamente non mi esalto mai per un demo o comunque per un prodotto che viene partorito in 'terra nostra' da chi è alle prime armi, da chi non ha un cazzo di contratto discografico o ha avuto successo musicale quanto mio zio Franco quando faceva le serate da Pippinnocco con la tastierina Bontempi proponendo il repertorio completo di Reitano. E questo pur sapendo che ci sta tanta brava e bella gente che si fa il culo quanto una casa. Per quale motivo accade questo? E chi lo sa. Diciamo semplicemente che può capitare e il più delle volte, anche se parti con tutta la buona volontà del caso, non riesci (secondo me) ad apprezzare fino in fondo un prodotto onesto e che vale quanto meno dieci minuti del tuo tempo, per dio. Perché? Boh, perché siamo asini. In Italia siamo delle merde, per lo più. Ecco, diciamolo una volta per tutte, no!!? Cioè, 'siamo'... SIETE. E' diverso. Io il mio tempo lo dedico, capito? Magari non mi esalto sempre però se un disco vale lo dico e bisogna dirlo ad ogni costo. Come in queso caso. E per la madonna mi rode il buco di culo peloso nel riconoscere che i Reality Grey, con questo "Darkest days are yet to come", hanno fatto un disco clamoroso, che non sfigurerebbe affatto accanto ai grandi (soliti) nomi noti ai più. Volete sapere perché mi prude l'ano e mi sento fottere? Beh, è semplice: questi maiali sono baresi colerosi infami di merda. L'anima de li mortacci loro, che iddio li fulminasse assieme alle madri. Vabbè, sfogo a parte, parliamo un attimo del disco che segue il precedente mini del 2004 "Reborn in apathy" che già, al tempo, ebbi modo di ascoltare, notando che la voglia di fare c'era eccome. Ma è con questa release che i Reality Grey han fatto un ulteriore passo in avanti. Otto brani (inclusa l'intro iniziale) che sono violenza sonora allo stato puro. Si sente in maniera netta che gli At the gates in primis e, a seguire, In Flames e Children of Bodom hanno ispirato non poco il quintetto cozzarone ma nel loro caso, a dispetto del tipico problema di parecchie bands spuntate come funghi nell'ultimo decennio, la personalità non manca. Certo, niente di estremamente innovativo, per carità, ma la freschezza del songwriting e non solo si tocca con mano. E' innegabile. La produzione fa centro e lo si percepisce subito. E' anche vero che oramai, gruppi che ti facciano un disco prodotto o comunque suonato alla capo di cazzo, ce ne sono pochi. Dopo l'intro iniziale si parte a tutta birra con il pezzo che dà il nome alla band. "Reality Grey" è una sfuriata di sano melodic extreme metal (melodic death metal è un genere che non esiste. Andate a fanculo, ok? Esiste il death metal e basta. Punto). Sezione ritmica sugli scudi, con Vlady Fumaroli che dietro le pelli è preciso quanto basta per ropervi il culo. E che dire dei due 'virtuosi' (sì, virtuosi la minchia. Mi sento un po' male) alle chitarre? Niente, diciamo solo che Antonello Addabbo (Alessio per gli amici ... ) e Peppe Maselli hanno stoffa, dai. Non mi va di insultarli per niente perché con questo disco mi hanno azzittito, nonostante la provenienza. A proposito, per non dimenticare: Bari merda (loro son di Acquaviva, vabbè, ma la melma è la medesima). Tocca poi a "Never again" e mai come in questo caso mi son ritornati in mente i Soilwork di "The chainheart machine". Buona la performance di Tommaso Montenegro dietro al microfono, con l'uso di screaming vocals dirette e letali e spesso, in questi casi, è proprio l'uso della voce che mi lascia sempre l'amaro in bocca tipo piscio di topo. Ma non è il caso dei Reality Grey. Tommy se la cava egregiamente e anzi, son convinto che nel giro di qualche anno, perfezionando ulteriormente l'aggressività delle sue corde vocali, possa rubare il posto a quel misero rasta di Friden negli In flames, che con la sua voce da coniglio castrato, usata negli ultmi dischi, ha francamente cacato la tregghia negra. La quarta song è "The cold Winter" ed è, forse, la song che richiama più da vicino la roba dei Bodom e degli In flames. Ottima prova, dove si mescolano riff aggressivi e melodici al tempo stesso. Grintosa e caruccia. Forte proprio. "My hell" mantiene pressoché inalterate le coordinate stilistiche che caratterizzano l'intero disco e senza dilungarmi ulteriormente posso dire che anche le successive "Betrayal", "Screaming out" e "F.U." viaggiano su livelli qualitativi più che soddisfacenti ed esaltanti. Insomma, non lo so, forse è che sarò di parte io (visto che il genere è il MIO, genere) ma il disco è di fattura pregevolissima. Un'ottima bomba sonora. Consigliatissimo a tutti. Non lasciateveli sfuggire e, una volta tanto, mettete da parte il fatto che questi fetentoni provengano da... mi vengono i brividi solo a nominarlo, quel nome. No, no, non ci riesco. Supporto incondizionato comunque.



Tracklist:
1) Intro
2) Reality grey
3) Never again
4)The cold Winter
5) My hell
6) Betrayal
7) Screaming out
8) F.U.

Voto: 8
Autore: Scarface







Oooo' TTERRREMOOOUTTO!
carnefice:
Franco Lechner

 




Subhuman (Matteo Buti)
Sica ("Gusto Rana!" fanzine/Sposa In Alto Mare")
Aldo Luigi Mancusi
T-Mule
Moana (Dirty M)
En Declin 2 - La vendetta




16/08/2009
Manfredonia (FG) - Prospect Chapter Gremium Mc

Brujeria + Cripple Bastards + altri

05/07/2009
Roma (Ippodromo di Capannelle)

Legends Of Chaos: Testament + Kreator + Cathedral

7/03/2009, 7 e mezza me vesto
Roma Capoccia (Init)

Regurgitate

14/11/2008
Milano (merda), Palasharp

Slayer

26/10/2008
Roma (Alpheus)

Anathema + guests